CHELOIDI: TERAPIE MEDICO ESTETICHE INFILTRATIVE

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La cheloide, così denominata per la frequente somiglianza della lesione con la chela di un granchio, è un tumore cutaneo benigno fibrocitario, ovvero un processo di cicatrizzazione anomala, risultato di un’alterata risposta della cute ad un trauma di varia natura: chimica (come ustioni, peelings chimici), fisica (come piercing, tatuaggi, abrasioni, fillers non riassorbibili), chirurgica, infettiva (come acne, varicella).

Le cheloidi si possono verificare in tutti i processi di cicatrizzazione, quindi anche nei processi di prima intenzione e in alcuni casi, si formano senza che il paziente possa riferire di avere mai avuto qualche trauma fisico. L’evoluzione cicatriziale di una lesione cutanea è regolata da due fattori normalmente in equilibrio tra di loro: il TGF-β (cytochine transforming growth factor β) e l’ ossido nitrico (NO), entrambi in grado di stimolare la produzione del collagene. Il TGF-β stimola la trasformazione dei fibroblasti in miofibroblasti ed il suo esubero devia la normale cicatrizzazione verso la cicatrice ipertofica.

La cicatrice ipertrofica è piuttosto elastica e per definizione non deborda dalla lesione primaria ed è caratterizzata da produzione di elastina, elevata produzione di collagene (maggiore rispetto alla normale cicatrizzazione ma inferiore rispetto alla cheloide) e da un elevato numero di fibroblasti (che diventano miofiboblasti, determinando capacità retrattile alla cicatrice e la definizione di cicatrice “cellulare”).

L’aumento di ossido nitrico, invece, inibisce la trasformazione dei fibroblasti in miofibroblasti, deviando la normale cicatrizzazione verso la cicatrizzazione cheloidea e influisce indirettamente anche sulla biosintesi della melanina da parte dei melanociti mediante l’attivazione dell’enzima tirosinasi, perché l’organismo mette in atto meccanismi protettivi innescati dal danno indotto dai ROS.

In pratica l’insorgenza maggiore di cheloidi nei fototipi alti sarebbe riconducibile allo stress ossidativo cutaneo che subiscono le cellule portatrici di una mutazione genetica, prevalentemente da parte delle radiazioni ultraviolette. Le cicatrici cheloidee si presentano infatti maggiormente nei fototipi elevati, mentre sono molto meno frequenti nei fototipi bassi. Inoltre insorgono cheloidi con maggior frequenza nei giovani rispetto agli anziani, in parte perché il derma dei giovani possiede una maggiore sintesi di collagene e contiene più fibre elastiche, determinando maggiore tensione alla cute.

La cheloide, di consistenza dura, è caratterizzata dal debordamento rispetto alla lesione primaria ed è considerata “acellulare”, rispetto alla cicatrice ipertrofica. Si riscontrano, infatti, fibroblasti, che evidenziano alterata attività anabolica ma soprattutto una elevatissima produzione di collagene per aumento degli inibitori delle collagenasi ed un incremento della neoformazione di microvasi. A monte di queste condizioni vi è l’espressione di un genoma portatore di una mutazione genica, anche se tuttora non ben identificata ma supportata da espressione di familiarità, che altera sia l’equilibrio proliferazione/apoptosi delle cellule impegnate nel processo di cicatrizzazione a favore della proliferazione, sia l’equilibrio anabolismo/catabolismo delle cellule stesse, a favore dell’anabolismo, ovvero viene formato più collagene di quello che viene catabolizzato.

Le aree cutanee maggiormente interessate sono torace, soprattutto lo sterno ed i padiglioni auricolari. Una volta che si sono sviluppati i cheloidi sono difficili da trattare, e presentano un tasso elevato di recidive indipendentemente dal trattamento adottato. Le terapie infiltrative intralesionali di farmaci della farmacopea ufficiale risultano attualmente l’approccio terapeutico d’elezione, in quanto più sicure e maggiormente efficaci.

Viene presentato un caso clinico di cicatrice cheloidea della regione sternale, in cui si è voluto testare l’efficacia di alcuni farmaci (verapamil, netilmicina, e soluzione glucosata al 10%), introdotti più recentemente come protocolli infiltrativi delle cheloidi, insieme al farmaco utilizzato maggiormente e da più tempo, come il triamcinolone acetonide.

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